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lunedì 14 aprile 2008

Favola

C'era una volta, in un paese molto lontano lontano, una bambina piccina ma molto vivace e molto, molto intraprendente. Tutti dicevano che da grande sarebbe diventata una ragazza molto, molto bellissima, e che avrebbe incontrato un uomo molto affascinante e dai modi eleganti che l'avrebbe molto, molto sposata.

La bambina si ammalò d'una malattia apparentemente sconosciuta e morì dopo cinque giorni di agonia alla molto, molto tenera età di sette anni.
La Fine

domenica 24 febbraio 2008

(senza titolo)

Questo è l'inizio del racconto. Dopo la frase iniziale di solito segue quella che viene definita la seconda frase. Cioè, non di solito. Direi che è sempre così. Non può che esserlo, è ineccepibile. Il problema è quello che viene dopo. Sì, perché non basta lo spunto, bisogna sapere come proseguire. Bella storia. Quante volte un racconto si pianta all'inizio, impantanato. Così è. Milioni di racconti in milioni di cassetti. Milionamente abbozzati da milionate di mani e menti pensanti (non sempre, a dire il vero, a centinaia diciamo). Cominciati tentennati abortiti. Nati morti. Quindi uno si siede e prende una penna in mano, e solo per esser riuscito a impugnarla ritiene di poter filare un segno dietro l'altro, lettera a lettera, parola, frase virgola punto apostrofo tilde punto e a capo la prima maiuscola le altre minuscole. Poi dizionario alla mano si chiede se ha scritto giusta l'ultima parola. Quella doppia lì quella letterina di troppo quell'accento. Non sempre, bisogna dirlo. A volte niente dizionario. Sarà giusta così com'è, non v'è dubbio, neanche a chiederlo. Poi il blocco. Per dieci che arrivano alla decima pagina novanta si son fermati alla seconda. Tra quelli, due arrivano a cinquanta e uno solo a cento e oltre. Anzi, quello che arriva a cento, non sazio, quasi per umiliazione degli altri a corto d'idee e d'inchiostro, esagera, vuol fare il prolisso, dimostrare a tutti che lui può arrivare a trecento cinquecento mille. Sì, diecimila. Il problema sarà poi quello della proporzionalità inversa dei lettori. Per ogni pagina sopra le duecento un lettore abbandonerà prima della fine. Per ognuna sopra il mezzo migliaio un lettore non comincerà neppure. Attirati da storie più brevi. Immediate ed economiche. La rivincita del lento. Lento a scrivere, lento a leggere. O anche lento a scrivere, rapido a leggere, non importa più a quel punto. A quel punto il racconto prende un'altra piega, vuole spiazzare, stupire. Ti ripago di aver scelto me. In realtà più che altro non sapevo come andare avanti. Maschero la pochezza delle idee col cambio di rotta. Trascino il racconto al giro di boa. La frase del giro di boa ha la caratteristica di essere preceduta da una frase e seguita da un'altra frase. Come ogni altra frase del racconto, del resto. A parte la prima, ovviamente, e l'ultima. Ma quella centrale ha la particolarità di essere più vacua delle altre. E' questo suo stare equidistante dai margini. Quindi al giro di boa viene introdotto il nuovo elemento spiazzante. Ha l'effetto di permettere a chi scrive di usare lo stesso minestrone della prima metà del racconto anche per l'altra metà. Nessuno si accorge di nulla, perché ora c'è un nuovo elemento, sembra si parli d'altro, di cose nuove. Così ti adagi su una poltrona e allunghi entrambe le gambe sul tavolino, una sull'altra. Sollevi il volume fin sopra gli occhi e continui a leggere. Ma qualcosa ti sembra non torni. Che succede, ti chiedi. Quello che sto leggendo fa ancora parte del racconto, ti domandi. Ti sorge anche il dubbio che vi sia un nuovo elemento che prima non c'era. Ma non ci badi, non subito. Poco oltre, forse, ma non subito. Sovrappensiero leggi fino in fondo alla pagina ma t'accorgi che non stai più prestando attenzione alla lettura, pensi ad altro. Devi tornare su con lo sguardo per comprendere il collegamento dell'ultima frase scorsa dagli occhi con l'ultima assimilata dal cervello. Poi capisci che per quel giorno non si va oltre, e chiudi il libro.

martedì 12 febbraio 2008

Un milione di volte

Ma quanto ci avranno messo prima di riuscire a girare i due video (che sono fatti tutto-in-una-volta, senza stacchi e montaggio) senza commettere neanche un errore? Ma soprattutto ma quanto sono geniali? (in particolare il loro coreografo).

OK Go - Here it goes again


OK Go - A million ways


Semplicemente brillanti. Il momento topico è quello della slow-motion nel secondo video.
NB: Il video di cui sopra è stato realizzato con un budget di BEN 10 dollari: registrato con una comune videocamera nel giardino di casa del cantante. Li adoro sempre di più.

lunedì 21 gennaio 2008

Ho un'improvvisa voglia di scarponi rinforzati

Geniale.

Con pubblicità come queste in Italia, forse ci sarebbero meno morti bianche nei cantieri.



E dire che la prima tipa che compare nello spot, ora insegnante vicino a Manchester, è stata sospesa dalla scuola proprio in seguito alla scoperta di questo vecchio spot. In base alla logica dei genitori inglesi indignati, una che finge (e ricordiamo, finge) un rapporto sessuale in uno spot di indumenti di lavoro «non è adatta all'insegnamento e non potrà essere mai una brava docente»*. Dipende. Insegnamento di cosa?

* E loro i figli che sono in quella scuola come li hanno messi al mondo? Trovati sotto un cavolo?

venerdì 23 novembre 2007

Elefanti rosa

La miglior sequenza della storia del cinema per un film di animazione.
Paura e delirio.
1941.



Pink Elephants on Parade

Son qua! Son qua!
I rosa elefanti già
Tre per tre
Eccoli marciano
Quaggiù laggiù
Arrivan di su e di giù
Son qua! Son qua!
Continuano ad avanzar
Come mar
Marciano ondeggiano
Di qua di là
I rosa elefanti van
Cosa farò? Cosa farò?
Dove fuggire potrò?
Io non ho terror di vermi
Né di serpenti né di germi
Ma i rotondi pachidermi
Mi fan rabbrividir!
Non son tipo da svenire
Né da farmi intimorire
Ma vedermi comparire
I rosa elefanti mi fa mal
Tanto mal
Mandali via! Mandali via!
Quale orror, che terror
I rosa elefanti noooo!
Salvatemi!
Salvatemi!
Salvatemi...
Look out! Look out!
Pink elephants on parade
Here they come!
Hippety hoppety
They're here and there
Pink elephants everywhere
Look out! Look out!
They're walking around the bed
On their head
Clippety cloppety
Arrayed in braid
Pink elephants on parade
What will I do? What will I do?
What an unusual view
I can stand the sight of worms
And look at microscopic germs
But technicolor pachyderms
Is really too much for me
I am not the type to faint
When things are odd or things are quaint
But seeing things you know that ain't
Can certainly give you an awful fright
What a sight!
Chase 'em away! Chase 'em away!
I'm afraid, need your aid
Pink elephants on parade
Pink elephants...
Pink elephants...
Pink elephants...

mercoledì 13 giugno 2007

Who do you feel like?

I video musicali devono per forza essere tutti monotoni, con la cantante di stupenda presenza* in primo piano e tutto il resto che non ha alcuna importanza? Per fortuna no, quindi ogni tanto si scovano video altamente creativi, magari fatti a bassissimo costo.

* perchè è risaputo che per saper cantare bisogna necessariamente essere belli. Così insegna MTv.

Shitdisco - Ok

martedì 17 aprile 2007

Arms Square - Episodio Pilota

Quella che segue è la bozza dello script dell'episodio pilota di una nuova serie tv, "Arms Square", che prossimamente farà tanto tanto scalpore.

Nella ridente cittadina di Calgary sorge una rinomata università, il cui centro principale è il dipartimento da tutti chiamato affettuosamente MeDiCa. Molte persone popolano questo dipartimento, ragazzi e non. Nella "sala ingessasti" vi sono i personaggi principali: l'attempato QuGi Pssv, ha le mani in pasta su qualsiasi cosa e passa tutto il tempo a scherzare gli altri; lo spilungone Alto Wytt, suo compare, asseconda QuGi in tutte le sue vessazioni, tiene costantemente la barba incolta e ha paura di passare per raccomandato in quanto il padre lavora lì; tra i due si trova la timida Franzoni, che subisce passivamente molte delle angherie dei due. La stanza inizialmente è occupata anche dalla vivace Charlotte Le Blonde, che dopo un po', non tollerando più le sottili ironie dei due, decide di trasferirsi nella "sala addottrino" e creare scompiglio nella tranquillità di quell'ambiente. Qui s'installa nella scrivania precedentemente occupata dal caustico Pino Lo Smilzo, un tempo il protetto del potente boss Il Genovese, ora ripudiato ed emigrato in cerca di fortuna in una ignota località sotto il livello del mare. Gli altri compagni di stanza di Le Blonde sono: Parizio Mauderi, indomito onnisciente del dipartimento, amante delle moto e dei capelli a zero, cane sciolto; l'altissimo 2Mick, smanettone di computer e giocatore di pallacorda, sotto i comandi del boss Babbo, il quale a scapito del nome è la persona maggiormente dedita ai formalismi di tutto il dipartimento; il nullafacente e nullaprendente Silent Stewe, che per un errore del sistema è costretto a tenere occupata la propria scrivania senza però poter ricoprire alcun ruolo all'interno del dipartimento. Due posti momentaneamente vuoti verranno a breve occupati al rientro di due persone attualmente in missione all'estero: Tartaglia, sempre calmo e con un volume di voce spaventosamente basso, destinato dallo stacanovista critico della ragion pura Il Ragazzo (The Guy/Le Mec) a un posto insoddisfacente dentro il Consorzio Sempiterno Materialista, si ribella e trova rifugio presso un dicastero francese da cui farà presto ritorno; Il Membro, misterioso personaggio poliglotta, fagocitante granaglie e dedito al brainstorming, partito con un'auto d'epoca verso una meta nota ma con un percorso ignoto in seguito ad un misunderstanding con Il Ragazzo. Al di sopra della "sala addottrino" sta una zona denominata "sala addottrino/scoppola", in cui trovano posto: la cagionevole Chatty Hound, sebbene desaparecida per motivi presumibilmente politici o di salute, quando c'era ne aveva per tutti e non le mandava a dire a nessuno; la dura e matura Aliseo, crocerossina, se la vuole cavare da sola in un mondo progettato per uomini, una volta ha affrontato a muso duro perfino Il Genovese. Pur risiedendo nei piani alti inoltre, ruotano attorno a questa stanza anche altri tre personaggi: Antaska, ragazza anticonformista no global, giace sotto la giurisdizione di Il Genovese e del suo futuro successore Four P. (da tutti temuto per i suoi discorsi interminabili), inutilmente si sforza di passare sotto l'ala del grosso boss Immanuel, condivide la stanza con lo schivo M. Rouge; l'enigmatico e poliedrico Pruno Der Faselnd, diviso tra Il Ragazzo, il suo socio Max Power e il Big Boss Supremo Checco, parte tre volte con tre diverse caravelle alla volta delle agitate acque del popolo itterico, ma l'ultima missione gli è fatale e cade in disgrazia; la fervente animalista Aura Alfiere, sotto il comando del boss Torinese s'impegna in continue missioni fuori sede, di cadenza semestrale. Nel corso delle vicende più volte si fa riferimento ai preparativi della cerimonia di conferimento dell'ambita onorificenza di StP (Stultus Pagi) di cui alcuni dei personaggi devono venire insigniti, coordinata dallo stralunato Bertoldo Cacasenno, ma questa verrà rimandata continuamente con una serie di sapide gag.

giovedì 12 aprile 2007

Manifesto Surrealista

Vorrei ringraziare l'Uomo Con La Bombetta, che stanotte m'è apparso in sogno. Era di fianco al mio letto, in piedi, e mi osservava. A un certo punto ha proferito le parole: "Vedi le cose e dici: Perché?. Ma io sogno cose che non sono mai esistite e dico: Perché no?", quindi ha alzato un braccio e ha indicato un punto in lontananza. Io ho volto lo sguardo, distogliendolo dalla sua figura, e ho scorto all'orizzonte un cielo terso, color smeraldo, e nuvole leggere ma dense come pietra. Mi sono alzato, e una brezza spirava senza sfiorarmi, sollevando sabbia e polvere dal terreno pietroso del colore dell'ocra. Alla mia destra stava un manichino di legno, con un ovale al posto della testa. Una voce s'è udita provenire da quella direzione e dire: "Non si tratta di pensare di più, quanto di pensare diversamente", e dopo una pausa aggiungere: "Il difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è". A quelle parole ho guardato il polso sinistro, e ho notato che il mio orologio era molle, e alcune formiche vi stavano camminando sopra. Un suono sordo e profondo s'è innalzato a quel punto, scuotendomi da dentro. Avrei voluto tornare a coricarmi, ma al posto del letto vi era ora una bara in mogano, ed ero consapevole che il coperchio era schiodato. Mi sono inginocchiato, e con delicatezza ho poggiato una guancia sulla sua superficie. Ho percepito una vibrazione sommessa e rilassante, realizzando che il suono proveniva da lì dentro. Con lente movenze ho spinto via il coperchio, lasciandolo cadere sul polveroso suolo: dentro la bara si trovava un uomo con i miei vestiti addosso e il volto coperto da un cappuccio di stoffa bianca. Dei ragni sono usciti dai lati della bara, e io mi sono ritratto inorridito. Una voce alle mie spalle, che identifico con quella dell'Uomo Con La Bombetta, si è poi levata per dichiarare: "Quante sono le teste al mondo, altrettanti sono gli interessi. Che cosa vieta di dire la verità ridendo? Omnes eodem cogimur". Io ho annuito, senza voltarmi, e lentamente mi son riavvicinato al viso coperto. Con un rapido gesto ho sfilato il cappuccio, ma per mia sorpresa ve n'era un altro sotto, che continuava a celare il capo del morto. Ho allora indossato il telo che stringevo in mano, e con la vista occlusa ho esclamato: "Sì".